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La Nostra Storia

La nascita della Fondazione Banco di Napoli – Istituto dei Figli del Popolo è ufficializzata dal Consiglio Generale del Banco di Napoli con delibera del 25 luglio 1938 ma la decisione di costituire un fondo, appunto per un’Opera di Beneficenza, risale già al 7 marzo del 1932.

L’occasione era data dal ricorrere, nel 1939, del IV° centenario del Banco ma, al di là delle celebrazioni, profonde erano le ragioni sociali che sottendevano a tale scelta, dettate dal degrado e dall’insalubrità delle condizioni di vita delle bambine e dei bambini, che caratterizzava in quegli anni larga parte dei quartieri di Napoli (la mortalità nel primo anno di vita era del 10%).

Secondo i dettami della propaganda fascista e nell’ottica di contribuire anche alla realizzazione del Piano di Risanamento programmato per l’area di Fuorigrotta, il Banco di Napoli fu autorizzato (con il decreto prefettizio del 16 settembre 1938) a occupare le aree di quella zona di Bagnoli, nota come collina San Laise, su cui doveva essere, per l’appunto, edificato l’Istituto per i figli del Popolo (attuale Complesso San Laise ex NATO di Bagnoli), peraltro dichiarato con decreto del 1 dicembre 1938, opera di pubblica utilità.

La costruzione del Collegio per i Figli del Popolo costò al Banco di Napoli la cifra complessiva di 56.000.000 di Lire, mentre la Fondazione Banco Napoli fu eretta a Ente Morale con Legge 30 gennaio 1939 n. 283 che ne definì lo scopo: ”l’assistenza dei fanciulli abbandonati della città di Napoli”.

Costruita nell’area di San Laise (da cui il nome del complesso), la cittadella si aggiunge alle altre grandi opere architettoniche in via di realizzazione, già dal 1937, nell’ambito del vasto programma di risanamento del quartiere di Fuorigrotta. Un’imponente opera di riorganizzazione urbanistica che, dopo la demolizione di 7mila vani e, contestualmente, l’allontanamento di circa 15mila persone (dei 39mila residenti), condusse alla realizzazione delle stazioni della Cumana, della Casa Littoria, dell’Istituto Motori, dello Sferisterio, della galleria Laziale, del Viale Augusto, di Via Giulio Cesare e di Piazzale Tecchio, per concludersi nella costruzione del complesso Mostra delle Terre d’Oltremare.

Non meno ambizioso era il progetto del Complesso Ciano che, realizzato in tempi più che brevi tra il 1939 e il 1940 contemporaneamente alla Mostra delle Terre d’Oltremare, consta tutt’oggi di un impianto articolato in 18 fabbricati, uno stadio, due palestre, i dormitori, un teatro, una chiesa cattolica, strade interne, piazzali e campi di gioco, oltre due ampie zone di terreno, entrambe destinate a culture (vigneto e frutteto), per una estensione complessiva di circa 30 ettari e 60 are.

Senza dubbio, per struttura e funzioni, questo complesso costituiva quanto di più moderno e completo si fosse realizzato in ambito sociale per i minori in quell’epoca: 2.000 posti per maschi e 500 per femmine (di età compresa tra i 6 e i 18 anni) che, scalzi e seminudi, affollavano le strade della città e della provincia di Napoli.

Intitolato all’ammiraglio e uomo politico Costanzo Ciano, il conte di Cortellazzo e di Buccari scomparso proprio nel 1939, il complesso fu inaugurato il 9 maggio del 1940 ma non entrò mai in funzione perché il giorno dopo l’Italia entrò nel secondo conflitto mondiale. E difatti, negli anni della Seconda Grande Guerra, fu oggetto di occupazione dapprima da parte delle truppe italo-tedesche (fino al 30 settembre del 1943) quindi, di quelle anglo-americane (dall’ottobre del 1943 al luglio del 1947) e degli sfollati del Campo profughi dell’Iro – International Refugee Organization (fino al gennaio del 1952). E, ancora, dopo un devastante saccheggio, dal 1954, il sopraggiungere di superiori esigenze politico-militari, il complesso fu requisito dalle forze armate degli Stati Uniti e destinato al Comando supremo della Nato (North Atlantic Treaty Organization) che ne farà la propria sede per oltre mezzo secolo sino al 30 settembre 2013.

Non per questo, tuttavia, la Fondazione ha disatteso i propri scopi istituzionali. Difatti, rimasta proprietaria del complesso, la Fondazione – con Decreto Legislativo Luogotenenziale del 29 marzo del 1946 – è riconosciuta con la natura giuridica d’Istituzione Pubblica di Assistenza e Beneficenza (IPAB) con la denominazione Fondazione Banco di Napoli per l’Assistenza all’Infanzia.

Sin dal dopoguerra, dunque, l’Ente – affidato al Ministero dell’Interno nella persona di un Prefetto della Repubblica, Commissario Straordinario – impossibilitato a svolgere la propria attività in modo diretto, ha operato a favore dell’infanzia bisognosa in modo indiretto; utilizzando, in completa autonomia economico-finanziaria, le rendite derivanti dal proprio patrimonio immobiliare, costituito principalmente dal complesso San Laise di Bagnoli e altri immobili, sia pure di portata minore, quasi tutti nella provincia di Napoli.

Con deliberazione (n. 163 del 9.11.1994) del commissario Carlo Lessona (ultimo Prefetto a reggere l’Ente), la Fondazione è stata dotata di Statuto, approvato dalla Regione Campania la cui premessa – che ne forma parte integrante – ripercorsa la storia e le origini della Fondazione, espressamente recita: “Nel 1981 l’Ente è stato escluso dal trasferimento ai Comuni in virtù del decreto del Presidente Giunta Regionale della Campania n. 12346 del 28.07/1981 in applicazione alla legge regionale 11.11.1980 m. 65 e del D.P.R. 24.07.1977 n. 616”. Tale esclusione è stata fondata sul riconoscimento per l’Ente dello svolgimento in maniera precipua di attività inerenti la sfera educativo–religiosa.

La “mission” della FBNAI consiste, così, nell’assistenza di minori cosiddetti a “rischio di devianza sociale”: figli di genitori minori o molto giovani, detenuti, tossicodipendenti; minori orfani e che per condizioni ambientali, economiche o familiari hanno bisogno di essere mantenuti, educati e istruiti in appositi strutture.

La specifica disciplina è contenuta in apposito regolamento e tiene conto della progressiva estensione dell’istruzione nell’ambito delle normative nazionali. Il regolamento si articola, poi, con la previsione di una dimensione culturale e di una dimensione artistico – manuale.

La Fondazione rivolge la propria attività anche a favore di minori in condizioni di gravi menomazioni fisiche o psichiche e di minori caratteriali. A tal fine per addivenire al loro inserimento nel mondo produttivo organizza corsi specifici o stipula idonee convenzioni con Istituti specializzati, Agenzie del Terzo Settore.

La Fondazione interviene, inoltre, in situazioni di disagio economico, specie in favore di minori particolarmente deboli, mediante sovvenzioni o concessione di borse di studio secondo la disciplina prevista da giusto regolamento.

Attualmente la Fondazione Banco di Napoli per l’Assistenza all’Infanzia presta l’assistenza a oltre 1000 (mille) minori in forma semiconvittuale presso 37 Istituti convenzionati nell’ambito della Regione Campania.

L’attività socio-assistenziale dell’Ente negli ultimi 15 anni si è notevolmente sviluppata in linea con le ultime normative emanate in materia (L. 285 del 1997 e L. 328 del 2000).

Dal 2001 il primo C.d.A. dell’Ente (nominato dalla giunta Rastrelli alla fine del 1998) ha adeguato l’Ente con una nuova pianta organica e ha iniziato ad operare attraverso programmi territoriali: progetti di prevenzione e contrasto dell’esclusione sociale e per la formazione e l’inserimento dei minori nel mondo produttivo; per l’integrazione dei minori in condizione di disabilità fisica o psichica; per la prevenzione della devianza e per il recupero dei minori assoggettati a misure restrittive, per minori immigrati, anche mediante borse di studio, corsi di formazione, sovvenzioni e ogni altro intervento che possa essere attuato in favore degli stessi.

Nell’agosto del 2004 il C.d.A. è nuovamente commissariato nella persona del Dott. Pier Luigi Lo Presti, Dirigente Regionale settore Educazione, Istruzione e Formazione professionale, che attribuisce all’Area Politiche Sociali lo sviluppo di un sistema integrato di attività progettuali a futuro superamento delle attività semiresidenziali negli istituti convenzionati, quasi tutti di matrice religiosa, che non riescono più ad offrire lo sviluppo di attività inerenti la sfera educativo – religiosa a causa della forte crisi vocazionale di questi tempi ma soprattutto perché, nell’accogliere solamente una fascia specifica di utenti, non assolvono più al compito d’integrazione tra differenti classi sociali.

Dal 2009, con il commissariato della Dott.ssa Lidia Genovese, la Fondazione, attraverso la pubblicazione di un bando sul proprio sito internet, è riuscita a modernizzare la procedura di affidamento di contributi economici per la realizzazione di Progetti speciali inerenti quattro macro aree d’intervento cui si rimanda, in dettaglio, nella specifica sezione.

Dal Dicembre 2013, in attesa del rinnovo dell’ordinario organo di amministrazione della Fondazione, la Regione Campania ha designato commissario regionale per la gestione dell’Ente, il prof. Sergio Sciarelli – emerito dell’Università di Napoli-Federico II – al quale, a fronte delle emergenze gestionali dell’Azienda, legate alla cessazione del complesso di Bagnoli (ex-Nato, ex Collegio Ciano) di cui la Fondazione è proprietaria, ha affidato il compito di assicurare la massimizzazione del reddito della struttura in relazione alle finalità assistenziali dell’Ente.