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Ex Base Nato, parte da qui la rinascita di Bagnoli

Da base militare a ‘Parco della conoscenza e del tempo libero’. È il progetto della presidente della Fondazione Banco di Napoli per l’Assistenza all’Infanzia Maria Patrizia Stasi.
«Ecco la nostra città modello, costruita su percorsi formativi e culturali».

Di Ludovica Criscitiello

http://www.agoramagazineonline.it/2019/01/09

Passato, presente e futuro si intrecciano in un unico luogo che promette presto di rivivere. Parliamo della ex Base Nato di Bagnoli, abbandonata dagli americani nel 2013. Da allora la Fondazione Banco di Napoli per l’Assistenza all’Infanzia che da sempre ne è la proprietaria ha pensato bene di fare qualcosa di utile per sfruttare un’area di ben 220mila mq che vanta numerose strutture perfettamente agibili anche se prive dell’adeguamento richiesto dalle normative italiane. «Da quando lo scorso anno ho assunto la guida della Fondazione mi sono innamorata di quest’area» racconta Maria Patrizia Stasi, Presidente dell’ente che ha, per statuto, il compito di valorizzare gli immobili di sua proprietà e di attivare con il ricavato progetti sociali.

Da ex IPAB, ovvero Istituto Per l’Infanzia Abbandonata a rifugio per i profughi dei Balcani fino alla Nato, da sempre si guarda all’area della ex base con un misto di sospetto e fascino. «Essendo un’area militare chiusa per tanti anni, la gente l’ha vissuta un po’ come un organismo esterno. Ecco perché abbiamo deciso di aprirla alle persone, facendo entrare la città al suo interno con tutta una serie di iniziative in grado di coinvolgere sempre più la collettività. Ad esempio abbiamo reso disponibili gli spazi ad alcune associazioni del territorio che, prive di sedi, si riuniscono qui».

La missione dell’ente, d’altra parte, è quella di seguire non solo bambini in situazioni di povertà educativa e socioeconomica ma anche famiglie e giovani. Maria Patrizia Stasi e la sua squadra sono partiti dall’obiettivo più difficile, ovvero quello di creare una comunità intorno alla Fondazione, coinvolgendo oltre cento realtà del terzo settore e organizzando con loro percorsi di aggregazione, momenti ludici, riflessioni ma anche laboratori per sostenere i bambini nell’apprendimento di nuovi contenuti.

In quest’ottica, dunque, sono stati programmati diversi eventi culturali e formativi e i primi risultati si sono già visti. «Abbiamo organizzato due feste all’interno dell’area, una ad aprile e una a maggio. Quest’ultima, intitolata ‘La Primavera di Bagnoli’, è stata un successo perché ogni giorno hanno partecipato cinquemila bambini, ottantadue realtà del terzo settore, scuole e istituzioni pubbliche».

Ma non solo. Sono in fase di avvio alcuni progetti sperimentali che hanno come obiettivo quello di coinvolgere i giovani.

Tra quelli in partenza c’è il percorso di formazione in Management aziendale che dà la possibilità a venti ragazzi, dai 18 ai 35 anni, di investire su se stessi creando la propria start-up. Un modo per fare economia sul territorio creando occupazione proprio qui, anche e soprattutto attraverso l’attivazione di percorsi di formazione professionalizzante che possano favorire l’inserimento dei ragazzi con bassa scolarizzazione nel mondo del lavoro.

Ma il sogno della fondazione sulla ex Base Nato non si ferma qui. «Noi vorremmo che diventi una città modello nella città. Vogliamo che ci siano percorsi di inserimento e integrazione che si basino sulla cultura, sull’alta formazione e sullo sport, presidi sanitari e universitari e così via. Mi piace immaginare che questo diventi il posto dove i giovani possano realizzare il loro futuro imprenditoriale. Non sarà facile perché la riqualificazione costa tanto».

Nel frattempo, si pensa anche alla manifestazione prevista per Natale con numerosi eventi che si svolgeranno all’interno dell’ex base tra cui spettacoli teatrali, laboratori per la costruzione di giocattoli e una giornata di riflessione sulle difficoltà per le famiglie nella rieducazione dei giovani in situazioni di fragilità.

«Siamo consapevoli che la strada è ancora lunga – conclude Maria Patrizia Stasi – anche perché stiamo aspettando l’approvazione del Piano Urbanistico Attuativo per far sì che entrino in gioco altre realtà sociali e inoltre il costo per l’adeguamento degli edifici si aggira intorno ai 250 milioni di euro. Ma continueremo a lavorare, il resto si vedrà e nel frattempo abbiamo già pensato a un nuovo nome, ovvero ‘Parco della conoscenza e del tempo libero’ che rende perfettamente l’idea di cosa quest’area dovrà diventare in futuro».